Nessuna imposta di bollo e di registro per l'Ape

Con la risoluzione n. 83/E, l'Agenzia delle Entrate chiarisce il regime tributario da applicare all’attestato di prestazione energetica. Niente bollo né imposta di registro per l’Ape, ovvero il documento che certifica la prestazione energetica dell’edificio e che, dal 2013, deve essere obbligatoriamente allegato agli atti di trasferimento a titolo gratuito e ai contratti di vendita e di locazione di immobili.

L’attestato di prestazione energetica, allegato in originale o in copia semplice, non è soggetto a imposta di bollo, eccetto il caso in cui si tratti di una copia con dichiarazione di conformità all'originale rilasciata da un pubblico ufficiale. In questo caso si applica il bollo nella misura di 16 euro per ogni foglio. L'imposta di registro, infine, non è mai dovuta, tranne nel caso in cui, dopo aver registrato il contratto di locazione, il contribuente decide di registrare l'Ape per dare data certa all'attestato. In questa ipotesi è dovuta l'imposta fissa di registro, pari a 168 euro. L’Agenzia delle Entrate comunica che non è previsto il pagamento del bollo e dell’imposta di registro.

Fonte: M. Finizio, Casa 24 Plus (Il Sole 24 Ore), 22 novembre 2013.

L’Ace diventa Ape: obbligo di dotazione dell’attestato di prestazione energetica

Il decreto legislativo  63/2013, convertito nella legge 90/2013, ha introdotto l'Ape, ovvero l’attestato di prestazione energetica che sostituisce il precedente attestato di certificazione energetica (Ace) recependo, a distanza di tre anni, la direttiva europea 31/2010 sulle prestazioni energetiche degli edifici esistenti e di nuova costruzione e adeguando la metodologia di calcolo delle prestazioni energetiche agli standard della Comunità Europea. Tale documento deve essere allegato a tutti i contratti di compravendita immobiliare, locazione, donazione e ogni altro contratto traslativo di immobili a titolo oneroso, stipulati a partire dal 6 giugno 2013. Attualmente la legge permette di allegare ai nuovi contratti gli Ace rilasciati prima di suddetta data in quanto, previo il rispetto delle prescrizioni di controllo degli impianti termici e le necessità di aggiornamento in caso di interventi migliorativi o di ristrutturazione impiantistica, l’attestato di certificazione energetica ha un periodo di validità di 10 anni.

La mancata dotazione dell’attestato Ape (o Ace) comporta l’annullamento dell’atto e una sanzione amministrativa (tra i 3.000 € e i 18.000 € in caso di vendita; tra i 300 € e 1800 € in caso di locazione) per il proprietario. La mancata dicitura della prestazione energetica negli annunci di vendita o affitto, invece,  comporta una sanzione amministrativa (tra i 500 € e i 3.000 €) per il promotore dell’immobile.

L’aliquota della cedolare secca passa al 15% per i contratti di affitto concordati

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Il decreto legge n. 102/2013 modifica il regime della cedolare secca sugli affitti a canone concordato con un’importante norma agevolativa che abbassa l’aliquota dal 19% al 15%.

La cedolare secca sugli affitti è una modalità di imposizione fiscale dei canoni d’affitto che può essere scelta in sostituzione dell’Irpef e delle relative addizionali solamente da persone fisiche titolari del diritto di proprietà o del diritto reale di godimento (per esempio, usufrutto) su unità immobiliari abitative locate. L’imposta prevede un’aliquota fissa che equivale al 21% del reddito da locazione e al 19% per gli immobili con affitto concordato (in Comuni ad alta densità abitativa o con mancanza di immobili da affittare), quest’ultimo abbassato al 15% con la legge sull’Imu, varata ad agosto 2013.

Tale misura può contribuire ad aumentare il gettito, con l’attesa di un effetto positivo sui locatori che intendono accettare canoni più bassi a fronte di minori imposte. La cedolare secca, infatti, è stata varata proprio per far emergere il nero nel mercato degli affitti, compensando in questo modo le minori entrate Irpef.

“Agenzie immobiliari allo specchio”: l’indagine di FIMAA Milano (presentata in Unione Confcommercio con lo studio Lascar)

Mercato immobiliare: la crisi non è finita

“Agenzie immobiliari allo specchio: operatività ed organizzazione in tempi di crisi”: è l’indagine – realizzata in collaborazione con Studio Lascar – illustrata in un convegno in Unione Confcommercio da FIMAA Milano (il Collegio degli agenti d’affari e d’intermediazione). L’incontro ha visto una forte partecipazione di agenti immobiliari. Il convegno è stato aperto dal presidente FIMAA Milano, Lionella Maggi.L’indagine è stata poi presentata da Stefano Lascar (Studio Lascar). A seguire, la tavola rotonda sui temi trattati nell’indagine con gli interventi di: Valerio Angeletti, presidente FIMAA Italia; Vincenzo Albanese, vicario FIMAA Milano; Marzia Morena, presidente RICS Italia; Giancarlo Bracco, presidente FIABCI Italia, Bruno Vettore, consigliere Assofranchising; Guglielmo Pelliccioli, Daily Re; Riccardo Grassi, associato FIMAA Milano, autore del libro “Marketing strategico ed analisi della concorrenza nell’intermediazione immobiliare”; Carlo Giordano, amministratore delegato immobiliare.it, Giorgio Formento, presidente del Social Netwotk Immobilio.it. Ha moderato la tavola rotonda Mauro Danielli, vicepresidente FIMAA Milano.

L’indagine condotta dall’Ufficio studi FIMAA Milano e Studio Lascar, permette di rappresentare in modo realistico la situazione degli operatori del settore. La quasi totalità di essi concorda nel ritenere la crisi ancora in corso, seppur con forti differenziazioni. Crisi profonda e di lungo periodo per il 60% degli agenti. Per il 33% la crisi è ancora in corso, ma con un mercato che si sta stabilizzando: “Le compravendite residenziali – rileva Mauro Danielli – sono diminuite del 30%. Da 850.000 nel 2006 sono scese a 600.000 nel 2009. Il pur positivo incremento del 4,5% registrato nel primo semestre dell’anno non deve far dimenticare che per riportarci ai livelli del 2006 l’incremento delle compravendite dovrebbe essere del 40%”.”Mentre le agenzie – prosegue Danielli – sono pressoché raddoppiate passando dalle 23.512 del 2000 alle 41.500 del 2009. Nell’ultimo anno il trend di crescita è in frenata, ma vi è pur sempre un incremento dell’ 1,9%. E il numero di compravendite annue per singolo agente è passato da 8 a 6 con una evidente contrazione dei ricavi e conseguente riduzione degli utili”.

Per quanto riguarda la variazione di organico, è significativo il numero di agenzie che ha visto ridursi il numero di collaboratori, ma non si tratta affatto di un dato prevalente. La crisi non ha infatti necessariamente comportato una riduzione del numero di collaboratori e, in alcuni casi, si è assistito addirittura a nuovi inserimenti. Una certa parte delle agenzie immobiliari oggetto dello studio, ha “cavalcato” la crisi, anche rimodulando rapidamente i codici comportamentali al variare delle condizioni di mercato, cogliendone occasioni di rafforzamento e, addirittura, di espansione. Se ne delineano procedure operative e organizzative specifiche, precise modalità di approccio commerciale, evidenti strategie di acquisizione, di gestione dell’incarico e del cliente.

“Dopo un periodo di ininterrotta crescita, siamo di fronte – conclude Danielli – a uno scenario completamente mutato che stimola gli agenti immobiliari ad avviare quei processi di cambiamento e riposizionamento che la crisi ha soltanto reso più necessari, ma che da tempo erano presenti”.

 

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